Ti sarà capitato di sentire qualcuno dire: “Nel 2026 arriva un bonus da 1.200 euro in busta paga, finalmente!” Anch’io, all’inizio, l’ho presa come una notizia secca, quasi un regalo automatico. Poi vai a guardare bene e scopri la verità interessante, non c’è un unico assegno magico, ma una somma di piccoli ingranaggi fiscali che, messi insieme, possono davvero far crescere il netto mese dopo mese.
La chiave è questa: il possibile “effetto 1.200” nasce dal cumulo di agevolazioni, non da un singolo bonus uguale per tutti.
Il punto che chiarisce tutto: 1.200 non è “un bonus”, è un risultato possibile
Nel 2026 l’aumento in busta paga può arrivare, in casi particolari, a cifre importanti su base annua, perfino avvicinandosi a 1.200 euro. Ma succede quando si incastrano più elementi: taglio delle aliquote, detrazioni più generose, detassazioni su premi o aumenti contrattuali, più eventuali misure settoriali.
Quindi la domanda vera diventa: “Quali pezzi mi riguardano?”
La leva principale per i redditi medi: l’aliquota che scende
Per chi si colloca tra 28.000 e 50.000 euro lordi annui, la modifica più chiacchierata è il taglio dell’aliquota del secondo scaglione: dal 35% al 33%.
In pratica:
- a 35.000 euro il risparmio può essere attorno a 140 euro annui
- a 50.000 euro può arrivare a circa 440 euro annui, cioè più o meno 35-37 euro al mese
Non ti cambia la vita da solo, ma è quel genere di differenza che, sommata ad altro, inizia a farsi sentire sul netto.
Chi può vedere aumenti più evidenti: redditi più bassi e detrazioni
Qui la busta paga può muoversi di più, perché entrano in gioco strumenti come:
- trattamento integrativo (il cosiddetto “bonus” in busta), per redditi imponibili tra 8.145 e 15.000 euro
- maggiorazione delle detrazioni da lavoro dipendente, che può incidere in modo importante fino a 15.000 euro e in modo più parziale in altre fasce
Sono misure che, quando spettano, spesso si traducono in importi mensili più visibili rispetto al solo taglio di aliquota.
Detassazioni che fanno la differenza: aumenti, premi e welfare
Qui si gioca una partita molto pratica, perché dipende da cosa succede in azienda e da cosa viene riconosciuto in busta paga.
Le principali strade:
- imposta sostitutiva al 5% sugli aumenti contrattuali legati ai rinnovi, per redditi fino a 28.000 euro (in alcuni casi è una scelta volontaria)
- premi di risultato con tassazione agevolata all’1%, entro certe soglie (per esempio fino a 5.000 euro con reddito sotto 80.000 euro)
- fringe benefit detassati fino a 1.000 euro, che possono salire a 2.000 euro se hai figli a carico, ma spesso serve comunicare i dati corretti al datore
È qui che l’effetto “wow” può avvicinarsi a numeri alti su base annua, perché welfare e premi, se presenti, pesano.
Misure per alcuni settori: turismo e casi specifici
In determinati comparti possono esserci regimi ad hoc, ad esempio:
- mance con imposta sostitutiva al 5% entro specifici limiti
- straordinari detassati al 15% in contesti definiti (con soglie di reddito e importi)
Non riguarda tutti, ma se rientri nel perimetro, è uno di quei dettagli che cambia il netto più di quanto immagini.
Chi “vince” davvero nel 2026: una mappa rapida
| Fascia di reddito lordo annuo | Cosa incide di più | Ordine di grandezza annuo |
|---|---|---|
| Fino a 15.000 euro | trattamento integrativo + detrazioni | da decine a qualche centinaio (talvolta di più) |
| 28.000-50.000 euro | taglio aliquota + detassazioni (se presenti) | circa 140-440 solo di aliquota, più eventuali extra |
| Oltre 50.000 euro | soprattutto welfare e premi (se riconosciuti) | più limitato, spesso poche decine o variabile |
Come capire subito se ti spetta (senza andare a tentoni)
Io partirei da tre controlli semplici, molto concreti:
- Verifica il tuo reddito imponibile e la fascia, perché è lì che si agganciano scaglioni e detrazioni legate all’IRPEF.
- Chiedi all’ufficio paghe se in azienda sono previsti premi, welfare o l’opzione di imposta sostitutiva sugli aumenti.
- Se hai figli a carico, assicurati che i dati siano comunicati correttamente, perché alcuni fringe benefit dipendono proprio da quello.
Alla fine, la promessa non è “1.200 euro per tutti”, ma una cosa più realistica e, se sei nella fascia giusta, anche più interessante: un 2026 in cui il netto può crescere grazie a più leve che finalmente si sommano.



