L’errore che fanno tutti potando l’ulivo e che rovina la produzione: ecco il metodo giusto

Ti è mai capitato di vedere un ulivo “rimesso a nuovo”, con tagli netti e una chioma quasi azzerata, e pensare: “Così farà più olive”? È una sensazione comune, quasi istintiva. Eppure è proprio lì che si nasconde l’errore che, nel giro di poche settimane, può trasformare una pianta generosa in un ulivo stanco, pieno di ricacci e povero di frutti per 2 o 3 stagioni.

L’errore che rovina la produzione: tagliare troppo (e nel punto sbagliato)

Il nemico numero uno ha un nome preciso: capitozzamento. In pratica, è il taglio drastico della cima o di grosse branche, spesso accompagnato da una “pulizia” aggressiva dell’interno della chioma e dalla rimozione indiscriminata dei rami fruttiferi, lasciando tanto legno nudo e poche foglie.

A prima vista sembra ordine. In realtà, per l’ulivo è uno shock.

Perché il capitozzamento ti “ruba” le olive per anni

Quando tagli grosso, la pianta entra in modalità sopravvivenza. E lo fa con un gesto che chiunque abbia un ulivo riconosce: spara fuori succhioni verticali, vigorosi, affamati di energia.

Ecco cosa succede, in modo molto concreto:

  • Stress e ricacci: dopo un taglio drastico, i succhioni crescono forti e rapidi, ma sono quasi sempre poco produttivi all’inizio e sottraggono risorse ai rami che fruttificano.
  • Meno rami dell’anno “buono”: l’ulivo porta la produzione soprattutto su rami ben illuminati e ben formati, spesso legati alla crescita dell’anno precedente. Se li elimini in blocco, elimini la “base” della raccolta.
  • Ferite grandi, cicatrizzazione lenta: ogni taglio è una porta aperta. Tagli intensi trattengono umidità, aumentano il rischio di deperimenti e rendono la pianta più vulnerabile a patologie del legno, come la carie.
  • Produzione altalenante: il risultato tipico è l’alternanza marcata, un anno molto vegetativo e povero di olive, quello dopo incerto, e solo più avanti un parziale recupero.

Qui entra in gioco un concetto chiave dell’olivicoltura: l’equilibrio tra vegetazione e fruttificazione. Se lo rompi con un taglio drastico, la pianta ci mette tempo a ritrovarsi.

Altri errori comuni (che sembrano piccoli, ma non lo sono)

Spesso il problema non è un solo gesto, ma una somma di abitudini “automatiche”:

  1. Pulire troppo l’interno della chioma: togliere tutta la vegetazione interna non significa “fare aria”, significa esporre legno e branche a stress, squilibri e necrosi.
  2. Potare nel periodo sbagliato: evitare ottobre (rischio freddo su ferite fresche) e la tarda primavera (quando la pianta è già in piena attività). In genere, meglio fine inverno (febbraio-marzo) per la potatura secca di produzione.
  3. Potatura a turni, troppo drastica: la “riforma” periodica può sembrare comoda, ma spesso amplifica l’alternanza produttiva.
  4. Tagliare troppo poco, ma male: fare micro-tagli da terra senza risolvere rami che ombreggiano o intralciano la raccolta porta a una chioma confusa e poco efficiente.

Il metodo giusto: minimo efficace, luce mirata, continuità

La potatura dell’ulivo migliore, quella che mantiene la produzione costante, ha un obiettivo semplice: migliorare luce e aria con pochi tagli ben scelti, senza spogliare la pianta.

Le regole pratiche che funzionano davvero

  • Mantieni una struttura chiara di branche principali e secondarie, evitando di “decapitare” la cima.
  • Cerca i rami fruttiferi ben illuminati e proteggili, sono il tuo futuro raccolto.
  • Intervieni sui succhioni con intelligenza:
  • elimina quelli inutili e troppo verticali,
  • seleziona i migliori (ben posizionati, inclinati, con potenziale) come ricambio,
  • distribuisci il lavoro in 2-3 anni, non in un solo giorno.
  • Evita lo “sfoltimento uniforme”, la chioma non va svuotata come se fosse un cespuglio ornamentale.

Una mini-checklist davanti alla pianta

  • Vedo tanti tagli grossi e legno esposto? Probabile potatura eccessiva.
  • Vedo una foresta di succhioni verticali dopo l’intervento? La pianta sta reagendo a stress.
  • La chioma è spoglia dentro e troppo “a ombrello” fuori? Serve riequilibrio, non ulteriore pulizia.

Il risultato che cerchi: meno lavoro oggi, più olive domani

La vera svolta è questa: una potatura annuale leggera rende l’ulivo prevedibile, stabile e più facile da gestire. Tagli meno, ma meglio. Non insegui la “forma perfetta” dopo aver strappato via mezza chioma, accompagni la pianta stagione dopo stagione.

E quando, l’anno successivo, vedi meno succhioni e più rami ben esposti che portano frutto, capisci che il metodo giusto non fa scena, fa raccolto.

Redazione Ginnastica Notizie

Redazione Ginnastica Notizie

Articoli: 34

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *