Ti è mai capitato di girarti un secondo e ritrovare il tuo gatto già sul tavolo, come se fosse la cosa più naturale del mondo? A me sì, e la sensazione è sempre quella: un misto di sorpresa, rassegnazione e la domanda che arriva subito dopo, “Ok, come glielo insegno senza trasformare casa in un campo di battaglia?”.
La buona notizia è che nei gattili, dove la gestione deve essere pratica e ripetibile ogni giorno, si usa un approccio semplice e molto efficace: coerenza, alternative attraenti e premi immediati, rendendo il tavolo poco interessante, senza punizioni fisiche e senza scenate.
Il principio chiave: non “togliere”, ma “spostare” la scelta
Il gatto non sale sul tavolo per “dispetto”. Sale perché è alto, comodo, spesso profuma di cibo, e soprattutto gli dà controllo visivo. L’obiettivo, quindi, non è “vietare e basta”, ma costruire una strada più facile e più gratificante.
In altre parole, non gli stai dicendo solo “no”, gli stai dicendo “sì, ma qui”.
Passo 1: crea un’alternativa rialzata migliore del tavolo
Nei gattili si punta su postazioni stabili, alte, sempre disponibili. Devono essere vicine al tavolo o comunque nel punto dove il gatto vuole stare.
Ecco le alternative più efficaci, tutte orientate a soddisfare il bisogno di altezza e osservazione:
- Tiragraffi ad albero alto con piattaforme ampie e stabili
- Mensole a parete che creano un piccolo “percorso” sopraelevato
- Cuccia rialzata su mobile stabile (non traballante)
- Amaca da finestra se la motivazione è guardare fuori o seguire i movimenti in casa
Rendile irresistibili con dettagli semplici:
- una coperta con il suo odore
- un cuscino morbido
- una vista su finestra, corridoio o zona pranzo
Se hai un solo punto da ricordare è questo: l’alternativa deve battere il tavolo in comfort e posizione.
Passo 2: premia subito, sempre, e con lo stesso “rituale”
Qui sta il cuore del metodo. Ogni volta che il tuo gatto usa l’alternativa, la scena deve chiudersi con un piccolo “jackpot” emotivo.
Premi possibili (scegli quelli che funzionano davvero con lui):
- voce dolce con la stessa parola, tipo “Bravo!”
- carezze brevi, se le gradisce
- gioco lampo di 10 o 20 secondi con canna da pesca o pallina
- un bocconcino (se non scatena richieste infinite)
All’inizio premia spesso, quasi ogni volta. Dopo alcuni giorni puoi diradare: una volta sì, una no, poi in modo variabile. È così che il comportamento diventa automatico e non dipende più dal premio.
Passo 3: rendi il tavolo poco invitante (senza spaventare)
Nei gattili la regola è pratica: se il tavolo “paga”, il gatto ci torna. Quindi lo rendi noioso.
Checklist rapida, molto concreta:
- pulizia immediata di briciole, odori, avanzi e piatti sporchi
- mai bocconi dal tavolo, nemmeno “solo una volta”
- sedie spinte sotto il tavolo, così il salto diventa più complicato
- se cerca cibo, valuta di dividere la razione in più pasti e usare giochi per crocchette per aumentare la soddisfazione
Il tavolo deve smettere di essere una scorciatoia per odori, attenzioni e snack.
Passo 4: intervento coerente, calmo, ripetuto
Quando lo vedi pronto a saltare, fai una cosa sola, sempre uguale:
- un “No” fermo, o un “Pssssst” secco, senza urla
- lo accompagni all’alternativa (con calma, anche solo guidandolo)
- premio immediato appena sale dove vuoi tu
La magia è nella ripetizione. Nei gattili funziona perché tutti fanno la stessa sequenza, ogni volta. E il gatto, che è un maestro nel leggere schemi, capisce presto qual è la scelta più facile.
E se continua a farlo?
Se dopo 2 o 3 settimane di coerenza non cambia nulla, spesso c’è sotto una causa pratica: noia, troppa energia, oppure fame reale o percepita. In quel caso può aiutare aumentare gioco quotidiano e, se hai dubbi, confrontarti con il veterinario per escludere esigenze nutrizionali o stress.
Alla fine, il “metodo da gattile” non è un trucco, è una piccola educazione gentile: tu togli valore al tavolo e lo trasferisci su un posto che il gatto impara ad amare. E quando lo vedi scegliere da solo la sua postazione alta, senza che tu dica nulla, capisci che ha funzionato davvero.

